Testaccio

Il Quartiere di Testaccio, compreso tra via Marmorada, le Mura Aureliane ed il Tevere, deve il suo nome alle testae, ossia i cocci o frammenti di anfore olearie accumulati  per circa
250 anni in una ordinata discarica, nota come Monte dei Cocci.
L’anfora infatti è anche simbolo del Rione, il XX di Roma.
In epoca romana la zona era caratterizzata dalla presenza, lungo l’argine del Tevere, dell’Emporium ossia una lunga banchina portuale dove arrivavano, risalendo il corso del fiume, le merci dai porti di  Ostia e di Claudio e Traiano, mentre una vasta area pianeggiante a ridosso del fiume, era occupata da enormi Horrea (magazzini).
Nell’epoca post romana la zona divenne periferica,  tanto che lo spazio tra il Monte dei Cocci e le Mura era denominato “prati del popolo romano”, frequentato dai romani per le gite tradizionali  di Pasquetta o delle ottobrate.
L’area cambiò nuovamente aspetto dopo il 1870, quando la riorganizzazione urbanistica destinò questa zona (e quella a ridosso della via Ostiense fino a S.Paolo) ad area industriale. Testaccio divenne un esempio tipico di urbanizzazione industriale, ossia un insediamento abitativo operaio prossimo ma separato ai luoghi di produzione, caratterizzando anche nei decenni successivi il quartiere come “quartiere popolare”.
Oggi Testaccio è uno dei punti di rifermento della vita sociale e culturale della città ed è sede di un “museo diffuso” che comprende non solo i resti archeologici di epoca romana, ma anche gioielli architettonici di fine ottocento e del primo novecento, come l’ex Mattatoio, oggi sede del MACRO e l’ufficio postale di via Marmorada, splendido esempio dell’architettura razionalista.